18 BOTTIGLIE BUONISSIME TRA LE 1000 ASSAGGIATE DA ENOCODE NEL 2018

18 BOTTIGLIE BUONISSIME TRA LE 1000 ASSAGGIATE DA ENOCODE NEL 2018
L'altra sera stavamo palleggiando con il tannino del Clos du Fonteny 2016 di Bruno Clair, giusto per capirlo, quando una voce di provenienza anonima si è inerpicata nei padiglioni auricolari approfittando del mio abbandono sensuale verso il vino.
Diceva: “è uno dei più buoni bevuti quest'anno!” D' istinto mi sono inalberato, un po' perché non avevo ancora le dimensioni del vino che stavo sorseggiando e poi soprattutto perché per collocare qualcosa in cima ad una scala, occorre prima di tutto la presenza della scala.
 
Che brutto! Stilare classifiche sa di ansia tassonomica, sa di smania competitiva.
Così si sviliscono le nostre relazioni personali con le bottiglie, che non possono alienarsi dal reciproco moto perpetuo, il nostro e quello del vino. Oltretutto è terribilmente demodé e assolutamente contradditorio nei confronti della mia passione per il vino naturale.
 
Tuttavia, ci sono bottiglie che hanno un universo classico dipinto, le senti echeggiare canoni tradizionali, comprendi che il quid plus interpretativo non è epocale, ma non puoi esimerti dal sdilinquirti di fronte a cotanta grazia.
Non hanno la potenza della contemporaneità? Ecchissenefrega! Emozionano comunque coloro che non si pongono ideologicamente.  Focalizzarle in mezzo alle altre e considerarle dei riferimenti serve a restringere, almeno in parte, una galassia per sua natura inconoscibile.
 
Strappando dal flusso indistinto delle memorie sfumate nell'alcool e decriptando brandelli di annotazioni degustative, si è infine concretizzata una listarella che, ahimè, sembra un po' scontata, sebbene - a sentire il direttore - autorevole. Dal canto mio, confido nell'anno a venire sugli esami di riparazione.
 
FALLETTO VIGNA LE ROCCHE RISERVA 2012 GIACOSA (ETICHETTA ROSSA):
Consueta nuvola di pura essenza langarola. Le Rocche di Falletto sono quella mirabile stagione della vita nella quale “educazione al bello”, “serena austerità” e “conquistato piacere per la frugalità” si ritrovano in una sola persona.  Tannino dolce senza essere tenero, nessuna eco negativa del calore dell'annata, materiali di affinamento non pervenuti. Pressione aerea e diffusa delle forze traenti. Come negli svolazzi di Gio Batta Tiepolo, la bellezza ti strugge per la soavità del tratto.  Il disegno non esprime alcuna emozione travolgente ma la invoca nell'animo.  Chapeau Bruno Giacosa!  Ti sia lieve la terra come lo furono i tuoi vini.
 
CLOS NÉORE 2010 VATAN:
I Sancerre bianchi hanno goduto in Francia di una moda deleteria dal decennio degli '80 e poi oltre. Erano dei Sauvignon a buon mercato spesso con ingenue espressioni varietali, come fu per il Cabernet Franc a Chinon.  Ultimamente le cose stanno cambiando in Loira.  La incontestabile vocazione di Sancerre è testimoniata dai meravigliosi prismi di luce di Edmond Vatan.  Racconti a bassa voce, di salgemme e sali iodati, di limoni e lime, di salvia ed incenso (la pianta) di verbene e muschi.
Verticalità gotica, levata altissima verso il cielo anche perché affilatissima. Lo sviluppo tematico del sapore è infatti ristretto, ma propone continue variazioni. Che fascino! Che introversione carismatica!
 
LEOVILLE LAS CASES 1989:
Fra me e Bordeaux non è mai scoppiato l'amore.  Ciò non significa che non possiamo passare bei momenti insieme da persone libere.  Consentitemi la banalità, ma i vini girondini vanno bevuti solo maturi. Prima sono degli allievi appena usciti dalla più prestigiosa accademia musicale: fieri della propria preparazione, della propria tradizione e della missione di rappresentare una élite.
Appunto come costoro, però, il talento sgorgherà, se mai sarà, solo quando si dimenticheranno di tutto.  Questo è un edificio neoclassico, nel quale puoi seguire le rigorose linee portanti, senza sorprese, ma alla fine in grado di soggiogarti con la loro eleganza, pensata, calcolata ed eseguita con grandissimo controllo. D'altronde come non assecondare la stupefacente veemenza di un Cabernet Sauvignon compiutissimo e, soprattutto, come non riconoscere l'efficacia dell'interplay con la vivacità più verde del franc e con la soffice inclusività del merlot.  Una bottiglia da accento forte per questo metronomo di Saint Julien.
 
LEOVILLE LAS CASES 1975:
Partendo da sopra ed aggiungendo 14 anni di vissuto. Naso che vagheggia di un bosco primordiale che a Saint Julien manca da secoli. E con il bosco i marroni umidi dell'humus dei funghi, quelli più secchi di cortecce (china e cannella), qua e là reminiscenze di frutta e lampeggiare di verdi officinali. Il naso è già una fiaba a lieto fine. La bocca à rimasta un fotogramma indietro e parla di autunno appena iniziato, con una disinvolta integrità della spina acido salina.  Un blasonato signore elegante che invecchiando diventa più simpatico.
 
 
BRUNELLO DI MONTALCINO RISERVA 2001 SOLDERA-CASE BASSE
Soldera è sempre un paradosso. È un Sangiovese che non assomiglia a nessun altro.  Eppure è un Sangiovese nella dinamica ritardata (e soffice) del tannino, nella dorsale acida sempre declinata sui toni di una tiepida maturità. Eppoi c'è sempre una fulgida dolcezza di frutto e la sapidità che cifra il terroir ilcinese. Lassù tra le fronde, in una chioma verde anti-estiva spicca qualche foglia striata di rosso, sarà stato il sole generoso del 2001, saranno i 17 anni di età, ad ogni modo solo fascino in più, per una bottiglia lontanissima dal centinaio di grandi etichette 2001 degustate l'anno addietro (2001, Odissea nello spazio). Nessuna ombra di glutammato o minestrone che avevano imperversato in una moltitudine di vini pluridecorati toscani. Tanto, tanto goloso sapore.
 
ROMANÉE-SAINT-VIVANT 2014 DOMAINE DE LA ROMANÉE CONTI
Che vogliamo dire di quella che era considerata, oramai tanto tempo fa, la “piccolina” di DRC? Evitare di pensare al prezzo (tanto offre il direttore!), evitare competizioni coi fratelloni, e rilassarsi godendosela.  Può capitare di finirla prima che i pensieri prendano forma. Grottesche dipinte nell'aere dalla mano felice del nostro Raffaello, arzigogoli ipnotizzanti senza una direzione di senso univoco.  Assenza di peso, ma soffusione di sapore. Arancia rossa ed incenso nel vino rosso per me sono sempre ragioni di una resa senza condizioni. Un altro vino nel quale lo sviluppo dei tannini non mi sembra vettoriale ma radiale come nel Les Amoureuses di Mugnier ed il Clos de Bèze di Rousseau.  Lunga vita al direttore!
 
BAROLO MONFORTINO RISERVA 1999 GIACOMO CONTERNO:
Due bottiglie di Monfortino 1999 aperte nell'arco di un mese. Della prima, che rientrava in una degustazione di parecchie decine di grandi etichette italiane del 1999, vi ha reso da poco conto l'organizzatore Stefano Zaghini (Spazio 1999).  Ora parlo della sorella, simile per molti versi, ma non proprio gemella omozigote.
La pulsione verticale del Monfortino è sempre sconfortante per incommensurabilità, ma quest’ultima bottiglia di 1999 accorda e riverbera questa fuga verso l'infinito.
L'annata fresca poi trafela la consueta matericità terragna, ma non può nascondere l'odore del sangue. Il tannino di Cascina Francia (ora solo Francia) è rastremato verso l'alto, ti impatta smussato, ma con grande vigore, per poi snodarsi verso un tempo che si perde. Essendo lungi dal divenire qualsiasi ipotesi di frutto, è facile perdere i punti di riferimento e sentirlo insolitamente aereo. In ogni caso un Monfortino più minimale, meno potente rispetto ad assaggi precedenti, ma sempre impudicamente bello.
 
BOLGHERI SASSICAIA 1999: 
Bevuto l'ultima volta all'interno della grande retrospettiva 1999 di Stefano Zaghini, è un vino che rivendica sempre un rango a Bolgheri che negli altri casi invece farei fatica a concedere. Concordo con un amico Pisano che auspica per quella zona la valorizzazione della mitica patata gialla.  Però Sassicaia è un’altra cosa.
Spesso da signore agé sfodera portamenti eretti, di grande nobiltà, nella rarefazione materica si insinua una luminosità che in gioventù viene oscurata dalla mole del frutto.  Le rughe del rapporto con l'ossigeno contribuiscono all'autorevolezza dell'aspetto. Un lato selvatico ne accentua un’insolita imprevedibilità. Fascino fragile eppur maschile. Giusto matrimonio tra raffinatissimi vitigni internazionali e calore odoroso della macchia bolgherese.
 
CLOS DE BÈZE 2016 BRUNO CLAIR
La foggia del tannino di questo Clos de Bèze è di una qualità che va oltre la finezza. La sua trama è una filigrana fitta ed impercettibile. Per individuarlo ti devi astrarre dal flusso fruttato e svolgere un ingrato compito da vivisezionatore. Sinceramente alla cieca si fatica a collocarlo a Gevrey. Semmai tramite il tocco fatato di Clair è più semplice giungere proprio alla magia del Clos de Bèze. Non senti il peso del tannino che pur abbonda, non senti il peso della storia della più antica parcella di Borgogna, ma senti tutto il richiamo sensuale del frutto rosso nudo e croccante. Eppoi il tremendo slancio saporito concentrato dalle sofferenze subite dagli esigui grappoli che sono giunti in vinificazione nel 16 in Côte d'Or. Averne!
 
 
CLOS DE LAMBRAYS 2016 DOMAINE DES LAMBRAYS
Un Lambrays più “tipico” del '15 e di una profondità straordinaria. Il mio cuore attualmente batte per il '14, che incline alla tradizione gigioneggia col verde. Ma il ‘16 ha una quarta dimensione: sembra una grafica di Escher per quanto riesce ad immaginare altri piani di sviluppo spaziale. E la follia è che è già molto gradevole, nonostante si avverta un magnetismo centripeto che cerca di imbrigliare poderose forze motrici. Queste sono originate da una materia densa ed aromaticamente matura, senza nessun accenno che vada oltre la pronta maturità. Il tannino di Lambrays non è mai propriamente setoso, anzi spesso graffia, soprattutto se si pensa ad un Gran Cru di Borgogna. Il suo carattere è sempre piuttosto austero e non indulge negli ammiccamenti del frutto. Al contempo la vitalità non gli manca mai. L'assaggio felice di questo ‘16 pare invece annunciare anche una espressione di sapidità fruttata che prosegue nella stessa direzione della ‘15. Vedremo!
 
ÉCHÉZEAUX 2016 CLAIRE NAUDIN
Una sensibilissima mano femminile che accompagna i propri “liquidi odorosi” verso espressioni di commovente franchezza. Misura senza essere calcolo, armonia senza essere equilibrio, levità senza essere superficialità. Una vigoria esistenziale che sa scorrere sotterranea, per poi zampillare in luoghi preclusi a chi non sa ascoltare. Echezeaux non è certo un Gran Cru che spicchi per particolare finezza o per articolazione del dettaglio. La “nostra” Claire riesce a volgere a proprio favore tutto ciò, coniugando minor verticalità e minor eleganza di questa parcella in un fluire orizzontale di grazia ed imponderabilità. L'intima riserva di carica del ‘16 aiuta, ma lei è veramente brava in tutti i vini.
 
L'HERMITAGE 2014 JEAN LOUIS CHAVE:
Per giocare con le dolcezze dello Syrah senza perdere la barra dell'austerità, per centellinare il sole che brucia questi pendii del Rodano del nord, per ventilare la macchia del mediterraneo senza perdere una goccia di acidità salina, ci vuole una risoluta capacità interpretativa. A casa di Jean Louis Chave non mancano consapevolezza ed esperienza. L'Hermitage che assembla da varie parcelle aziendali tratteggia un'armonia mirabile, lascia forse un qualcosa alla cifra identitaria.  Rimane un condensato di significati già godibili che forse tra 10/15 anni saranno un grande romanzo. Al momento il nitore tannico e la pressione sapida preconizzano un futuro da rincontrare.
 
CHAMPAGNE EXTRA BRUT BDB VIEILLE VIGNE DU LEVANT 2008 LARMANDIER BERNIER
Una spremuta di territorio. Pare un diamante così puro nella sua limpidezza da rimbalzare le emozioni con la sua trasparente impenetrabilità. Ma così come quando scomponi la luce realizzi la complessa varietà dei suoi colori, alla stessa maniera, se ti soffermi a valutare la pulizia della sua salgemma, la polverosa grassezza del suo gesso, i vapori iodati di conchigliame, non puoi che inchinarti alla sua rivendicazione di appartenenza. Dell’agrume poi non si getta nulla e quindi la buccia verde del bergamotto, il succo del limone, il bianco amarognolo ma non amaricante del cedro. E le ossidazioni del fieno che è nel momento di passaggio tra il verde ed il giallo. Luce bianca, silenzi, cieli plumbei, colori freddi e poco saturi come in un’istantanea di una plaga nordica.  Dicono che in amore vinca chi fugge, lui è sempre in fuga.

E gli altri? Beh, degli altri ne abbiamo già parlato:
 
BAROLO 1999 BARTOLO MASCARELLO
 
CHATEAU MARGAUX 1990
 
VEGA SICILIA 1986
 
CLOS DES MOUCHES 1990
 
ALBESANI 2010 VECCHIE VIGNE PIERO BUSSO